Progetto Prin 2005:
“Le resistenze indotte, gli antagonisti ed il recovery, base di studio per un controllo innovativo di fitoplasmosi della vite e dei fruttiferi”
Il presente progetto di rilevanza nazionale PRIN è incentrato su una articolata ricerca volta a meglio comprendere un fenomeno naturale noto come “recovery” . Per recovery (rispettando il significato storico - di quando ancora non esistevano i metodi diagnostici validi per valutare la presenza/assenza del patogeno nell’ospite vegetale) si intende la scomparsa dei sintomi da una pianta che in precedenza li aveva dimostrati. In certi casi, alla remissione dei sintomi, si può accompagnare la scomparsa dello stesso agente patogeno. In questo caso si parla di risanamento.Per le fitoplasmosi il recovery risulta maggiormente comune rispetto a malattie di diversa origine. Infatti, questo curioso quanto interessante fenomeno è stato descritto in diversi Paesi europei, in vite affetta da Flavescenza dorata o Legno nero (FD o BN) (Caudwell, 1961), in melo con Scopazzi (AP) (Carraro et al., 2004), pero con Moria (PD) e drupacee con Giallume europeo (ESFY). In Italia si riporta il caso eclatante del Prosecco nella zona di Valdobbiadene (TV): circa tre milioni di viti affette da FD sono guarite spontaneamente e stabilmente entro 1-4 anni dalla comparsa dei primi sintomi. Attualmente, dopo circa 10 anni dal recovery, la percentuale di viti sintomatiche della zona è inferiore allo 0,1% (durante l’epidemia, medie locali di piante sintomatiche superavano il 70%). Anche nel melo con AP il recovery è comune; lo è meno in drupacee come l’albicocco affette da ESFY. Nel caso di meli e di albicocchi recovered è stato verificato che questi manifestano una maggiore difficoltà verso nuove infezioni rispetto a piante che in precedenza erano state sempre sane. In melo e vite recovered, alla scomparsa dei sintomi si accompagna anche la guarigione dallo specifico patogeno, a livello della chioma.Il recovery appare quindi influenzato sia dal patogeno che dall'ospite che dall'ambiente in senso generale. A seconda dell'ospite coinvolto, dell'agente patogeno e delle condizioni ambientali sl., il recovery può essere stabile, transiente o ricorrente (Kunze, 1976; Schmidt, 1975; Osler et al., 1993).Le malattie da fitoplasmi sono note per essere gravi, epidemiche e non curabili. Inoltre -almeno nell’ambito dei fruttiferi e della vite - non si conoscono varietà coltivate che dimostrino resistenze genetiche valide contro queste malattie. In questo contesto, lo studio del recovery è stato rivolto ed associato a processi di resistenze acquisite: le conoscenze sul primo fenomeno erano quindi trasferibili alla comprensione del secondo, e viceversa. Alla luce di recenti studi, si iniziano a conoscere le basi fisiologiche del recovery e si stanno estendendo le conoscenze sui fattori che inducono e regolano il fenomeno.Anche da esperienze condotte nell’ambito del Progetto PRIN, è stato dimostrato che in viti e meli recovered si verifica un aumento di specie reattive dell'ossigeno (ROS) ma anche di molecole segnale quali le “PR proteins”; in cellule di piante recovered si verificano anche aumenti di enzimi, ma il sistema antiossidante della piante è in qualche modo frenato. La genesi del recovery è stata riferita e quindi ricercata, nell’ambito delle Unità Operative del PRIN, nella attività di endofiti con ruolo di elicitori di fitoalessine (funghi e batteri in particolare) o di antagonisti del patogeno, a stress (tipo il trapianto di piante sintomatiche) ad induzione di SAR (Systemic Acquired Resistance) promossa da ceppi attenuati dello stesso fitoplasma che causa la malattia o da sostanze chimiche di varia natura.In vite, abbiamo ripetutamente dimostrato che il recovery da GY può essere notevolmente accelerato e potenziato dalla induzione di stress come il trapianto: entro 4-5 mesi dal trapianto, il 70-80% delle viti che presentavano in precedenza evidenti sintomi di GY, entrano in recovery. Sotto il profilo pratico, ricorrendo a questo semplice accorgimento (bastano 20 viti con sintomi, da trapiantare, anche in loco) è possibile conoscere se e quanto una determinata cultivar, allevata in una precisa zona, è propensa a recovery. La stessa pratica dello sradicamento delle viti sintomatiche (il rouging) - nell'ambito di strategie di lotta preventiva ai GY - può essere rivista, anche in funzione della rilevanza del recovery. In aree dove la malattia è ormai insediata e diffusa, e ove non sussistono più reali possibilità di eradicazione, lo sradicamento sistematico delle viti via via sintomatiche e la loro sostituzione con giovani viti sane, ma suscettibili ai GYs, non sembrano sempre e comunque raccomandabili.Già dai primi risultati, presentati in occasione del Convegno di Ancona 2007, si possono trarre alcune indicazioni assai interessanti, anche se non definitive:- il fenomeno del recovery è praticamente importante e non va sottovalutato nella stesura di strategie di difesa da fitoplasmosi della vite e dei fruttiferi;- le popolazioni endofitiche svolgono un ruolo importante della difesa naturale delle piante dai fitoplasmi patogeni e quindi vanno preservate e non contrastate;- le resistenze indotte e le tolleranze sembrano aprire reali possibilità di lotta contro le fitoplasmosi e quindi vanno fortemente considerate, assieme alle resistenze genetiche;- le conoscenze sui fitoplasmi, sulla epidemiologia delle fitoplasmosi della vite e dei fruttiferi, sulla induzione e dinamica delle SAR e del recovery, sembrano aver subito un incremento significativo dalle ricerche del presente Progetto, ancora in corso. Phytoplasmarecovery.net |